Tenores di Bitti Canto Patrimonio Unesco Sardegna

Canto a Tenore

Suoni ancestrali, rumore di vento, voce di pastore, lamento di bestia. Il Canto a Tenore patrimonio Unesco è traccia in terra dell’origine dell’uomo e del suo rapporto con una natura tanto bella quanto dura.

Si dice che capire davvero un Canto a Tenore significa aver visto almeno una volta sorgere o tramontare il sole fra le montagne della Sardegna, aver toccato con mano le tradizioni e i luoghi di questa terra e, fra le altre cose, aver  sentito almeno una volta i rumori delle pecore al pascolo, dei campanacci e della campagna.

Il Canto a Tenore è antico, si pensa sia una vestigia degli antenati nuragici che millenni fa hanno abitato la regione e con i suoi suoni ha catturato da sempre il cuore di chiunque lo ascoltasse. Quattro voci partecipano: basso, contralto, baritono e voce solista, corrispondenti in sardo ai ruoli di su bassusa mesu ‘oche, sa contra e sa ‘oche, che danno voce ai racconti della tradizione, a volte allegri altre malinconici facendo vibrare la voce con toni bassi, così da riprodurre suoni gutturali mentre la voce solista intona il canto.

Oggi questo canto corale è ancora largamente praticato nei territori sardi, specialmente nell’entroterra, dove in occasione di sagre e feste di paese è possibile assistere a queste bellissime esibizioni, ognuna diversa nelle note e nei testi a seconda della zona e tuttavia tutte coinvolgenti e ancora ricche di storia e magia

AtipicoFolklore

CURIOSITÀ

  • Il canto a Tenore è diventato famoso negli anni 70 grazie all’incessante lavoro del Tenore Remunnu ‘e Locu di Bitti. Tanto che sono stati scelti dalla Womad la casa discografica dedicata alla World Music di Peter Gabriel, leader dei Genesis.

TIPS

  • A Bitti, in provincia di Nuoro, si trova l’unico Museo multimediale del Canto a Tenore, un piccolo museo ricco di registrazioni, postazioni multimediali e spiegazioni che regala ai visitatori l’occasione di conoscere questo canto antico.
  • Per distinguere un Tenore da un altro occorre prestare orecchio alle intonazioni: ad esempio mentre le sillabe chiuse come “Bom” sono tipiche delle aree di Orune, quelle aperte sono tipiche della zona del Supramonte e si identificano nei suoni “Bim” e “Bam”.
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